Le domande più frequenti al Consultorio
Qui di seguito vengono riportate alcune indicazioni
di carattere generale, le quali non vogliono e non possono sostituire
la consulenza personalizzata nel caso concreto ed individuale.
1.
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In quali casi la Legge federale
sulla parità (LPar) può aiutare la donna?
Al momento in cui la donna subisce
una discriminazione nella vita professionale.
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2.
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Quale è il principio
fondamentale della LPar? Questa legge vieta espressamente di
discriminare una persona a causa del suo sesso, in particolare
in base allo stato civile, alla situazione famigliare o ad una
gravidanza.
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3.
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In Svizzera donne e uomini
godono oggi dello stesso trattamento salariale?
Malgrado la parità formale
sia stata raggiunta, ancora lontana è la parità
di fatto, ad esempio quella salariale.
Dalle stime ufficiali, si rileva come nell'economia privata le
donne ricevono in media un salario del 21,5% più basso
rispetto agli uomini.
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4.
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Sul posto di lavoro sono spesso
a disagio a causa della battute sessiste, le osservazioni imbarazzanti,
e le attenzioni di un collega di lavoro, posso fare qualcosa?
Gli atteggiamenti del collega rientrano
nel concetto di molestia sessuale: configurano quindi una discriminazione
ai sensi della LPar, oltre che una violazione delle norme del
diritto del lavoro del Codice delle Obbligazioni e di quelle
del Codice penale.
Non solo chi agisce direttamente, ma anche il datore di lavoro
che tollera un tale comportamento può essere punito e
tenuto a risponderne con una indennità.
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5.
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Siccome lavoro a tempo parziale
il mio datore di lavoro non mi permette di frequentare il corso
di perfezionamento che frequentano altri dipendenti. E' corretto
? Purtroppo è una realtà
piuttosto diffusa; infatti capita spesso che alle persone che
lavorano a tempo parziale venga negato l'accesso al perfezionamento
professionale.
La Legge sulla parità dei sessi lo vieta, perché
si tratta di una discriminazione indiretta. La dipendente o il
dipendente che subisce questa discriminazione può quindi
reagire nei confronti del datore di lavoro.
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6.
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Cos'è una discriminazione
indiretta? La Legge sulla parità dei sessi
vieta la discriminazione di una persona in base al sesso.
Accanto alle discriminazioni dirette, cioè palesi, sono
vietate anche quelle indirette, più subdole da scoprire
e da provare.
Trattasi ad esempio di discriminazione indiretta quando il titolare
di un negozio versa uno stipendio scalato secondo l'anzianità
di servizio a tutti/e i/le dipendenti a tempo pieno, ma non a
quelli/e a tempo parziale, mentre nell'azienda a tempo parziale
lavorano praticamente solo le donne.
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7.
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La Legge sulla parità
vieta le discriminazioni salariali ? L'art. 3 cpv.2 della Legge sulla parità riprende il tenore
dell'art. 8 cpv. 3 della Costituzione federale e vieta espressamente
che una donna riceva uno stipendio minore di un collega uomo
(e viceversa) pur svolgendo la medesima attività o un'attività
di ugual valore.
A volte non è facile comparare due attività simili,
ma non perfettamente eguali. Per farlo occorre ricorrere a specialisti,
i quali applicheranno ben precisi metodi tecnici.
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8.
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Il mio datore di lavoro mi
ha licenziata, salvaguardando per contro il posto di un collega,
sostenendo che io porto in famiglia un doppio reddito poiché
lavora anche mio marito. Cosa posso fare ?
Il cosiddetto doppio reddito non può
essere penalizzato: ciò dipende direttamente dal divieto
generale di discriminazione dell'art. 3 della Legge sulla parità,
secondo il quale è vietata ogni discriminazione legata
al sesso di una persona e più precisamente legata allo
stato civile o alla situazione famigliare.
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9.
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Vi era la possibilità
di una promozione interna: è stato scelto un collega,
sostenendo che avesse più esperienza.
Potrebbe essere il caso, che questo collega abbia avuto la possibilità
di fare più esperienza nel corso degli anni, poiché
ha ricevuto sempre i lavori più interessanti, mentre alla
collega venivano affidati solo incarichi semplici e ripetitivi.
In questo modo la collega non ha avuto la possibilità
di migliorarsi ed acquisire nuove competenze che le sarebbero
state utili al momento della promozione.
Potrebbe quindi configurarsi una discriminazione sanzionabile
ai sensi della Legge sulla parità.
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1.
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Un contratto a tempo determinato
(contratto che prevede un giorno preciso per avere termine) può
essere disdetto prima della scadenza dal datore di lavoro?
No, neppure mantenendo i corretti
termini di disdetta, può finire prima del termine pattuito,
fatta eccezione per il caso in cui vi è un motivo grave
per un licenziamento immediato.
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2.
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Lavoro da due anni presso
la medesima ditta, ma non ho mai avuto un contratto scritto:
è possibile? Il contratto di lavoro non prevede per legge una forma obbligatoria.
Anche un rapporto di lavoro basato unicamente su un accordo verbale
è dunque valido e sottoposto alle norme legali. Naturalmente
a tutela dei propri diritti e per chiarezza, si consiglia sempre
di esigere la forma scritta.
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3.
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Mio figlio questa mattina
si è svegliato con la febbre alta. Posso rimanere a casa
ad accudirlo? La legge sul lavoro prevede che un/una
dipendente con responsabilità famigliare ha diritto a
tre giorni di congedo per questo motivo.
La dipendente è tenuta perciò, su richiesta del
datore di lavoro, a presentare il certificato medico del figlio
e a fare in modo di limitare l'assenza al minimo indispensabile
per organizzarsi con qualcuno che si prenda cura dell'ammalato.
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4.
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Cosa é il certificato
di lavoro? Al termine del rapporto di lavoro, ogni dipendente ha diritto
di ricevere un certificato di lavoro, che menzioni obbiettivamente
prestazioni e comportamento.
Questo è una referenza per il futuro datore di lavoro.
Deve per questo essere chiaro, privo di frasi equivoche che lascino
intendere una qualifica negativa e completo, cioè deve
contenere tutte le informazioni positive relative all'attività
svolta dal dipendente.
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5.
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Il mio datore di lavoro non
mi concede le vacanze nel periodo in cui le ho chieste. Può
farlo? La legge prevede che sia il datore di lavoro a stabilire i periodi
di vacanza, coordinandoli fra i dipendenti secondo le esigenze
dell'azienda, naturalmente tenendo in considerazione i desideri
dei lavoratori medesimi.
É necessario che il piano delle vacanze sia stabilito
con un adeguato anticipo.
Se la richiesta del dipendente non collima con le necessità
dell'azienda, il datore di lavoro può negare l'autorizzazione
ed imporre una sua data.
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6.
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Il datore di lavoro mi ha
comunicato la diminuizione delle ore di lavoro e di conseguenza
lo stipendio, per motivi di "riorganizzazione interna".
Devo accettare? Lo stipendio, così come l'orario
di lavoro o le ore complessive di lavoro, sono una parte essenziale
del contratto sottoscritto dalle parti.
Una modifica così essenziale del contratto non può
essere decisa ed apportata unilateralmente dal datore di lavoro:
il datore di lavoro può proporre tale modifica, ma lei
deve poterla accettare o meno. Va rispettato inoltre il termine
di disdetta. Si tratta in pratica di un cambiamento del contratto:
quello vecchio termina alla scadenza del regolare periodo di
disdetta e quello nuovo nasce, se sottoscritto da entrambe le
parti, alla scadenza di quello vecchio.
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1.
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Cos’è il congedo maternità?
Dal 1° luglio
2005 è stato introdotto per tutte le lavoratrici in Svizzera il
congedo maternità, basato sul sistema dell’indennità per perdita di
guadagno (IPG), lo stesso sistema utilizzato per compensare la
perdita di guadagno derivante dallo svolgimento del servizio
militare.
Il congedo
maternità è regolato nella Legge federale del 25 settembre 1952
sulle indennità di perdita di guadagno per chi presta servizio e in
caso di maternità (Legge sulle indennità di perdita di guadagno,
LIPG). Tale sistema esclude però le donne che non esercitano
un’attività lucrativa e quelle che adottano un figlio. Valgono
comunque ancora le disposizioni più vantaggiose previste dalle
convenzioni collettive di lavoro o dalle legislazioni cantonali (per
esempio per il Cantone Ginevra, ciò non è il caso per il Cantone
Ticino che non prevede un congedo maternità cantonale).
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2. |
Chi ha diritto al congedo?
Per beneficiare
del congedo maternità devono essere adempiute due condizioni:
bisogna essere assicurate secondo la legge AVS ed esercitare
un’attività lucrativa. Se queste due condizioni sono adempiute,
hanno diritto all’indennità per maternità sia le donne dipendenti
sia quelle indipendenti, quindi che esercitano un’attività lucrativa
in proprio.
Inoltre possono
beneficiare del congedo maternità anche le lavoratrici che lavorano
in seno alla ditta del marito.
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3. |
Quale importo?
Le donne
salariate hanno diritto all’80% del salario medio percepito prima
del parto. Le donne indipendenti hanno anch’esse diritto all’80% del
redito medio annuo.
L’indennità
di maternità è versata come indennità giornaliera, ma al massimo Fr.
172.- al giorno.
L'indennità
giornaliera massima è versata chi guadagna un reddito mensile di Fr.
6450.- (640 franchi x 0.8 / 30 giorni = 172 franchi al giorno) o,
nel caso di una lavoratrice indipendente, un reddito annuo di 77
4000 franchi (77 400 franchi x 0.8 / 360 giorni = 172 franchi al
giorno).
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4. |
Per quanto tempo?
La madre ha
diritto all’indennità di maternità a partire dal giorno del parto.
L’indennità viene versata durante 14 settimane, ossia 98 giorni.
Se la madre
riprende a lavorare prima della scadenza delle 14 settimane, anche
solo parzialmente, non avrà più alcun diritto all’indennità. Non è
quindi possibile interrompere il congedo maternità e riprenderlo in
seguito.
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5.
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E in caso di disoccupazione o incapacità di guadagno?
Se al momento del
parto la madre percepisce un’indennità di disoccupazione o adempie
le condizioni per ricevere l’indennità di disoccupazione, essa ha
diritto all’indennità per maternità.
Lo stesso vale
anche se la madre ha diritto ad altre indennità o rendite da parte
di altri assicuratori sociali.
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6.
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A chi rivolgersi?
Se la madre è
dipendente, è competente la cassa di compensazione a cui è affiliato
il datore di lavoro (lo stesso vale in caso di disoccupazione o
incapacità di guadagno).
Se la madre è
indipendente è competente la cassa a cui essa versa i contributi AVS.
Base legale:
Legge federale del 25 settembre 1952 sulle indennità di perdita di
guadagno per chi presta servizio e in caso di maternità (Legge sulle
indennità di perdita di guadagno, LIPG) |
1.
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Cosa significa il termine
mobbing? È un termine che deriva dal verbo inglese "to mob"
e cioè assalire, attaccare, accerchiare in massa.
Sintetizza l'insieme di fattori legati agli atti di persecuzione
e di terrore psicologico compiuti dal "mobber" verso la vittima
sul posto di lavoro.
La vittima subisce in modo sistematico e prolungato nel tempo
una serie di vessazioni profondamente lesive della personalità,
viene posta in una situazione di debolezza , fino al suo allontanamento
dal posto di lavoro o addirittura alla sua esclusione dal mondo
del lavoro.
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